Quello che vedo

Certo, scrivere un post con questo titolo di notte, da solo ed in una stanza buia, non dà grandi speranze sul possibile contenuto. Ma forse è proprio in questi momenti che riusciamo a concentrarci meglio sui particolari.

Così mi guardo intorno e, complice la dilatazione della pupilla, inizio a vedere qualcosa.

C’è luce che entra dalla finestra, dove la tenda pesante è leggermente scostata, che illumina fiocamente le pareti della mia piccola casa-stanza e lascia intravederne le forme.

Ci sono le lucine verde e blu del condizionatore vicino al soffitto a dare una lieve mano di colore lì attorno.

C’è la luce blu soffusa del caricabatterie sul muro di fronte a colorare un angolo della libreria, di cui riesco ora a percepire il contorno.

C’è un alone di luce che filtra dal contorno della porta, prima lieve difesa verso il Mondo.

Sposto la testa e vedo l’orologio verde sul microonde; quello che va inesorabilmente avanti troppo veloce, e che più di una volta ho pensato di voler spostare forzatamente avanti di una ventina di minuti per auto-ingannarmi di essere in ritardo.

Però queste luci non sono abbastanza per vedere chiaramente. 

Così devo aspettare il giorno per avere della luce in più ed avere il controllo della situazione, senza lasciare la mente ricostruire grezzamente quello che gli occhi non vedono.

Eppure quelle luci, nella notte, mi guidano e mi tengono presente.

Tutto sta nell’affidarsi a loro, chiudere gli occhi, e ricordarsi che il giorno arriverà; e confidare di svegliarsi nella realtà in cui si vuole vivere …senza chiedersi se sia un sogno.

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